Una Carità di popolo che coinvolge tutta la parrocchia

Caritas 5' di lettura 08/04/2009 -

Il direttore della Caritas italiana don Vittorio Nozza ha incontrato a Colle Ameno, lo scorso 19 marzo, il mondo del volontariato che ruota intorno alla diocesi di Ancona-Osimo.
Il suo discorso ha toccato alcuni punti nevralgici per la coscienza di un cristiano.



Ha parlato anzitutto di un pane – parola e di un pane – carità che riguardano la stessa persona di Gesù. Ha spiegato che occorre una progettazione per maturare un vissuto pieno di carità e non compiere soltanto azioni caritative. È necessario lavorare su diversi fattori. Per primo il territorio è il luogo dei volti, del rivelarsi di Dio, per cui si guarda con simpatia al mondo, alla società e si leggono i diversi ambienti in chiave pedagogica ed educativa. Questo atteggiamento positivo si traduce in spirito di servizio, che dev’essere ricco di carità, specialmente verso i più poveri. Il territorio è il luogo del cammino della Chiesa, dov’è possibile mettere in atto parole e interventi.

Ci si chiede chi siano i poveri, che volto abbiano nella nostra realtà. Il primo è quello ben familiare delle persone che hanno una vita segnata da una povertà materiale: mancano di cibo, di salute, di vestiti, di casa. In questo caso ci mettono in condizione di attivare nuove risposte a bisogni primari. Il secondo volto di povertà è l’impoverimento di relazioni: solitudine, abbandono, malessere mentale, ciò che riguarda specie le fasce più deboli di anziani, carcerati, immigrati, minori, adolescenti. Se rispetto al primo fronte si è attivi con risposte concrete, per il secondo, quello della povertà spirituale, non si può rispondere con beni materiali, ma intensificando le relazioni nel lavoro, nella scuola, nell’amicizia, nella parentela, in ogni contesto di vita, perché nessuno si senta emarginato. Ciò spetta alla cittadinanza, non ai volontari. Il terzo volto, ancora più difficile da rintracciare, è quello della povertà di senso nella propria vita, di un vuoto profondo dentro di sé: autodistruzione, droga, alcool, violenza, anoressia, bulimia, spericolatezza, eccessi da palestra, giochi d’azzardo, etc. Questi mali rischiano d’intaccare un po’ tutti, ma soprattutto i più fragili. In questo caso sono necessari un’intensa relazione, una presenza costante e una forte azione educativa.

Nelle parrocchie si riscontra spesso questa anomalia e contraddizione: tante attività buone, ma ognuno chiuso nel proprio orticello. Si tratta di un’autoreferenzialità, di una molteplicità di proposte in cui si fa fatica a cogliere la comunità parrocchiale. Numerose persone rispondono singolarmente per i singoli bisogni dei fratelli, mentre occorre una segnalazione dei problemi e una concertazione comune delle possibili soluzioni. Per questo è opportuno creare dei punti di riferimento interni, dei centri di ascolto parrocchiali e col tempo interparrocchiali, maturando la consapevolezza di non appartenere soltanto al proprio gruppo, ma all’intera comunità parrocchiale. Con un lavoro collettivo, infatti, è capitato d’individuare bisogni scoperti. Come in un mosaico, allora, tutte le tessere aderiscono; altrimenti non si può costruire nulla.

L’ideale è che la comunità parrocchiale sia l’anima della carità, facendosi carico dei poveri. Il suo ruolo educativo è quello di lavorare sulla testa e sul cuore di chi, come nella parabola del buon Samaritano, passa oltre, cioè di chi si disinteressa del prossimo. Mentre il compito dei gruppi caritativi è quello dei servizi, del lavare i piedi; tuttavia, queste non sono funzioni esclusive dell’una o dell’altra realtà.

Gli interventi di una Caritas parrocchiale previsti sono:
1)La cura delle relazioni tra le persone, le famiglie, i gruppi, le parrocchie, passando dal servizio alla comunione.
2)La divulgazione, l’implementazione delle opere di misericordia corporale e spirituale, vale a dire sensibilizzare la gente a compiere gesti di carità di popolo, non di volontari: senza rinunciare ai propri impegni compiere il proprio dovere verso parenti, amici e conoscenti attraverso una pedagogia dei fatti.
3)Opere della politica del bene comune, là dove carità e giustizia s’impastano insieme (non sia dato per carità -che è un di più - ciò che dev’essere dato per giustizia), cercando non i propri interessi, ma quelli di tutti.
4)Lo spirito di volontariato, di gratuità, che diventano scuola e stile di vita.
5)Come opera-segno occorre investire in una presenza, con un’attenzione privilegiata ai poveri, per avviare qualcosa che con il tempo si attui e si sviluppi ad arte nella normalità.
6)Opera di accompagnamento informativo: se non ci si motiva continuamente intorno al proprio esserci non si riesce ad aiutare gli altri. È necessario, perciò, assumere un minimo di competenze che non rechino più danni di quelli che già ci sono.
7)Ministerialità diffusa: c’è posto per tutti, ognuno con i suoi talenti, sfruttando le competenze per il servizio ai poveri, moltiplicando le presenze per capacità di relazione, ascolto, osservazione, dritte giuridiche.
8)Educazione dei giovani: passare da esperienze che li limitano nel tempo a scelte consapevoli che li rendano in grado di vivere con giustizia e carità.

Il direttore della Caritas diocesana di Ancona-Osimo don Flavio Ricci e il coordinatore Simone Breccia hanno poi presentato la campagna “Io non ti denuncio”, contro l’iniqua proposta di legge che prevede la denuncia da parte dei medici dei pazienti clandestini. Inoltre, è stato lanciato un interessante progetto che riguarderebbe il sito di Colle Ameno, quale opera-segno per il prossimo congresso eucaristico, coinvolgendo chi non ha lavoro in laboratori di formazione, borse lavoro, tirocini, nonché in piccole imprese di pulizie, traslochi, riciclaggi, giardinaggio, etc. L’iniziativa, che dovrebbe avvalersi del fondo sociale europeo, sarebbe una fondazione diocesana, con cooperative della Caritas, senza escludere tuttavia la collaborazione di chiunque.

Se quest’opera – un grande sogno! - potesse vedere la luce sarebbe veramente una preziosa occasione per recuperare la dignità di tante vite segnate dall’emarginazione e dall’alienazione.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-04-2009 alle 01:12 sul giornale del 07 aprile 2009 - 1194 letture

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