Mirco Sesterzi (IDV): ''Un mondo in prestito''

30/11/-0001 -
Mirco Sesterzi (IdV) sul piano di recupero dell''ex-consorzio: "Si è aperta di fatto ogni porta possibile per consentire al privato la massima speculazione", "una chiara speculazione che si abbatte sulla qualità urbanistica ed architettonica della zona, per non parlare della viabilità"...

di Mirco Sesterzi
Italia dei Valori


La recente approvazione del progetto di un complesso commerciale e residenziale che si farà nell’area dell’ex consorzio costituisce un esempio lampante di come la politica, delegando alle leggi di mercato lo sviluppo dei progetti ed affidandogliene una larga responsabilità, produca spesso risultati insostenibili e molto criticabili.

Non voglio tanto parlare dell’opportunità di inserire un progetto ardito e moderno, che prevede la costruzione di una torre in vetro e cemento, alta ben otto piani, nel bel mezzo di un quartiere costruito negli anni ‘60/’70, che l’Amministrazione nelle opportune sedi avrebbe dovuto rivedere, quanto di come in effetti, la stessa tenda a considerarsi non responsabile di quanto urbanisticamente viene realizzato dai privati, sollevandosi a nostro avviso troppo frettolosamente, dalla responsabilità di gestirne le conseguenze.

L'atteggiamento della maggioranza, compatta in Consiglio per consentire l'approvazione del progetto che stravolgerà l'area sud di Osimo, edificando una volumetria che non ha precedenti, è un primo elemento indicativo della sua volontà di mandare avanti un’opera di impatto imponente, che per la sua posizione e la sua funzione avrà un peso determinante nel tessuto urbanistico della città.

Si è aperta di fatto ogni porta possibile per consentire al privato la massima speculazione. Passi la considerazione tecnica del progetto che può aver fatto l'Arch. Andreoli, dal suo punto di vista è comprensibile che il professionista debba massimizzare gli utili per la proprietà che lo ha incaricato, ma cosa dire dell'Amministrazione che lo ha approvato senza considerarne approfonditamente l’opportunità? Insomma cerchiamo di capirci, su queste cose non ci si può nascondere dietro ad un dito, dicendo che tutto è lasciato al giudizio del mercato.

Secondo alcune tesi sostenute nell’entourage del Sindaco il mercato deve essere lasciato libero di autoregolamentarsi attraverso la legge della domanda e dell’offerta, si vorrebbe pertanto avallare l’idea che se il proprietario e l’imprenditore non realizzano un’opera apprezzata dai clienti e non ne espongono un prezzo appetibile, essa potrebbe restare invenduta. Purtroppo invece accade il contrario, perché già in partenza i requisiti richiesti dal mercato sono noti ai progettisti e all’imprenditore.

In sede di valutazione di fattibilità si considerano le caratteristiche, le volumetrie, l’aspetto architettonico adeguato alle esigenze del mercato per quell’area, per cui ciò che si deve fare è soltanto trovare un equilibrio tra quanto il mercato è disposto a spendere per ottenere il bene e quanto l’imprenditore vuole realizzarci. In pratica valgono le leggi interne a quella di mercato, in cui esistendo la certezza della domanda, basta solo massimizzare gli utili.

Ora noi ci chiediamo se l’Amministrazione ha tenuto conto del fatto che in quell’area il prezzo di vendita avrà quotazioni ai massimi livelli di mercato, e come mai questa considerazione non ha prodotto alcuna limitazione negli indici di fabbricabilità, abbassandone le cubature edificabili e minimizzandone lo sfruttamento, anche subordinandolo alla creazione nel complesso di aree e strutture di utilità pubblica, come peraltro previsto nel progetto redatto dall’Università di Ancona.

Invece, si è deciso di elevare la cubatura edificabile ben oltre quanto previsto inizialmente, generando una chiara speculazione che si abbatte sulla qualità urbanistica ed architettonica della zona, per non parlare della viabilità, già estremamente critica.

Nonostante l’approvazione del progetto sia passata rapidamente e con poca discussione ci sono stati interventi e proteste da parte di tutte le associazioni culturali ed ambientalistiche, peraltro non politicizzate, che hanno chiesto un confronto con l’Amministrazione che non è però mai avvenuto. Senza confronto con la cittadinanza e con l’opposizione i nostri governanti, posti istituzionalmente a garanzia degli interessi di tutti, hanno deliberato la costruzione di un QUARTIERE VERTICALE high tech, proponendolo come riqualificazione urbanistica di un’area che è sentita come zona storica della città.

Italia dei Valori lungi dall’essere contraria ad un sano opportuno e qualificante sviluppo edilizio in città, ritiene che sia giunto il momento di passare ad una nuovo sistema. L’avvento della moderna tecnologia, di una visione urbanistica più sostenibile ed allargata all’intero comprensorio, e la generale necessità di limitare l’inquinamento e lo sfruttamento selvaggio del territorio richiedono un cambiamento dell’attuale sistema imposto negli anni dal mercato.

Proprio per questo occorrono governanti liberi dai “debiti politici” e una visione alternativa per lo sviluppo della città e per il suo tessuto economico. Le idee ci sono, le proposte pure, la possibilità di sviluppare l’economia in un’ottica di preservazione e valorizzazione delle risorse esiste, ed in giro se ne vedono concreti esempi.

Il cittadino quale ultimo arbitro dei programmi elettorali potrà scegliere i suoi rappresentanti anche sulla base di una progettualità che deve integrare la qualità della vita di tutti. Dopo il conseguimento del benessere successivo agli anni rampanti del dopoguerra l’obiettivo più importante che dobbiamo conseguire è tutto in questa famosa frase: “non abbiamo ereditato il mondo dai nostri genitori, l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli”.




Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 17 febbraio 2007 - 1220 letture

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