Udite udite, ecco i nuovi Cavalieri della Crescia 2006

4' di lettura 30/11/-0001 -
Come ogni anno, al termine delle Feste Medievali di Offagna, viene conferita la simbolica onorificenza di Cavaliere della Crescia a persone che hanno saputo essere un esempio di servizio agli altri e alla comunità, dando testimonianza dell’antico ideale cavalleresco di nobiltà d’animo, lealtà, generosità, amore per il sapere.

da Accademia della Crescia


Nell’ultimo giorno delle Feste Medievali, ogni anno, viene conferita la simbolica onorificenza di Cavaliere della Crescia a persone che sono da considerare dei moderni cavalieri perché, nella propria professione o nel volontariato, hanno saputo essere un esempio di servizio agli altri e alla comunità, dando testimonianza dell’antico ideale cavalleresco di nobiltà d’animo, lealtà, generosità, amore per il sapere.

Dal 1991 a oggi sono stati nominati “cavalieri”, oltre sessanta personalità tra imprenditori, professionisti, studiosi e docenti universitari, artisti, sportivi, associazioni e persone attive nel volontariato. Una particolare attenzione viene rivolta al collegamento con la realtà economica, culturale e sociale marchigiana, non solo come indicazione delle ricchezze umane e professionali presenti in essa, ma anche come segno di ringraziamento della comunità offagnese per il contributo dato alla crescita del territorio.

Serenella Moroder, Gran Maestro dei Cavalieri, dopo la lettura della motivazione, consegnerà ad ogni nuovo cavaliere il mantello e il medaglione dell’Accademia della Crescia in cui sono rappresentati, nello sfondo, un castello sovrastato da un arcobaleno e, in primo piano, un cavaliere, una spada e un libro.

I moderni cavalieri, che riceveranno la simbolica investitura nell’edizione 2006 delle Feste Medievali, sono persone che, nel campo dell’arte, della ricerca scientifica, della divulgazione culturale si sono distinte non solo per competenza professionale, ma anche per la disponibilità a porre il loro sapere a servizio di una crescita etica e culturale della comunità e per l’impegno nel promuovere i valori della solidarietà.

Essi sono:

--- Il prof. Gabriele Borsetti psichiatra e psicoanalista di formazione junghiana. Ha intrapreso da giovane laureato la carriera accademica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ancona, nella quale attualmente insegna Psichiatria e riveste il ruolo di Direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria e della Clinica Psichiatrica dell’Ospedale Regionale.

Il prof Borsetti si è dedicato a problemi emergenti nella nostra società come l’anoressia e il disagio adolescenziale, cercando di promuovere l’eccellenza clinica e la qualità della vita dei pazienti

Egli spesso partecipa ad iniziative rivolte all’opinione pubblica, da informare e da condurre a vincere paure e pregiudizi riguardo ai disturbi mentali. Come esempio si può citare un documentario cinematografico “Scritto sul corpo” sul tema dell’anoressia e interventi in conferenze e dibattiti con intellettuali di varia provenienza.

--- Il “Filo d’Arianna”, una comunità alloggio che si trova nel centro storico di Ancona e che, da dieci anni, offre un servizio riabilitativo psichiatrico a persone tra i 20 e i 40 anni che soffrono per disturbi psichici di media gravità.
Gli ospiti, in un massimo di tre anni, compiono un percorso che, attraverso il contenimento della sintomatologia e lo sviluppo dell’autonomia personale e relazionale, li conduce ad un nuovo inserimento nel proprio ambiente familiare e sociale. A tale scopo sono numerose le attività, anche laboratoriali, realizzate attraverso la presenza continua di educatori e di specialisti.

E’ opportuno sottolineare che la comunità-alloggio “il Filo di Arianna” è parte di una rete più vasta, l’Associazione Cooperative Sociali, fondata ad Ancona nel 1981.

“Il Filo di Arianna” viene rappresentato dall’attuale direttore. il Dott. Franco De Felice, docente di Psicologia di Comunità presso il Corso di Laurea di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino.

--- Carlo Cecchi, un pittore che lavora tra Roma e Jesi, la sua città natale. Ha iniziato l’attività artistica negli anni Settanta avvicinandosi dapprima alle tendenze allora dominanti dell’arte concettuale e dell’arte povera, per poi realizzare un originale e un autonomo modo di esprimersi. Egli ha attuato tale ricerca sia mediante una ampia frequentazione di artisti contemporanei sia attraverso l’interesse per linguaggi diversi dalla pittura. Infatti ha sperimentato la scultura e il mosaico e soprattutto ha coltivato la scrittura.

Numerose sono le sue mostre personali e collettive, in città italiane, europee e nordamericane, e molte sue opere sono oggetto di studio da parte di storici dell’arte di prestigio internazionale e sono presenti in collezioni pubbliche e private

La personale espressività di Carlo Cecchi si manifesta in forme leggere, con colori delicati e luminosi, adatti ad alludere a emozioni, memorie, pensieri e a trasmettere nostalgie, tristezza, ansia.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 29 luglio 2006 - 960 letture

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